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 Unicoop Firenze

La Toscana è storicamente una delle aree in cui maggiore fu il radicamento della cooperazione di consumo socialista. Dopo le primissime esperienze – nel Pisano e nel Senese – negli anni dell’Unità d’Italia, una rapida e capillare diffusione portò il numero di sodalizi regionali a 169 nel 1893. In età giolittiana divenne centrale la Cooperativa di consumo di Sesto Fiorentino, che nel 1911 contava oltre 800 soci e circa 400.000 lire di vendite, anche se le vicende della prima guerra mondiale posero l’Unione cooperativa di Firenze in una posizione di leadership. L’avvento del fascismo intaccò soprattutto la cultura politica della cooperazione locale, che ne risentì in misura minore dal punto di vista economico. Infatti, sul finire degli anni venti, in Toscana, si contavano 515 cooperative di consumo, con 693 spacci e quasi 120.000 soci, per un movimento vendite di 171 milioni di lire (terza regione italiana, dopo Lombardia e Piemonte).
 
Anche in Toscana la fioritura di cooperative negli anni del secondo dopoguerra fu veramente grande e nel 1947 si contavano ben 524 cooperative. Vi fu anche un vivace movimento all’accorpamento, ma questo non fu, come vedremo, sempre di successo. Fra le cooperative più dinamiche ricordiamo la Cooperativa del Popolo di Empoli, sorta il 7 novembre del 1944, che incorporò varie altre cooperative raggiungendo nel 1952 46 punti vendita. Negli anni ’60 questa cooperativa fu capace di modernizzare la sua rete, aprendo il primo supermercato nel 1963 (il primo nella provincia di Firenze). Nel 1966 mutò il proprio nome in Unicoop Empoli ed accelerò il processo di fusione con l’Alleanza cooperativa della Valdelsa e con le Cooperative riunite di Scandicci (1967). Agli inizi del 1968 disponeva di 64 punti vendita, di cui 4 supercoop e 13 superettes.
 
Prima di illustrare le vicende della cooperativa attorno alla quale si sarebbe poi compattata la cooperazione di consumo toscana, menzioneremo che ci fu un pionieristico tentativo di dare a Firenze quella grande cooperativa che già esisteva in altre città d’Italia. Fu la Cooperativa di Rifredi, l’unica delle numerosissime cooperative della città di Firenze che aveva resistito al fascismo, a guidare un processo di fusione nell’Unione Cooperative Fiorentine (UCF), creata nel 1948, con 12 spacci. L’abbrivio fu tale che l’anno dopo la cooperativa contava 44 spacci con 16.735 soci. Ma la sua conduzione si rivelò approssimativa, come in casi analoghi già visti sopra (si veda per esempio la Coop Unità di Ferrara) e così nel 1953 fu presa la decisione di smembrarla, ma nel 1955 non si potè evitare anche una procedura di concordato preventivo. Questa vicenda disincentivò per molti anni altri processi di fusione importanti, soprattutto a Firenze. E’ così che nel 1961 le cooperative toscane erano ancora 565. Di 415 di queste si sa che avevano 1225 punti vendita, di cui 438 a Firenze, ma ben 328 tra Pisa e Lucca, con 175.690 soci e il 90% delle vendite complessive delle 565 cooperative. Questi numeri ci veicolano ad un tempo il grande radicamento della cooperazione di consumo toscana sul territorio, ma l’altrettanto grande polverizzazione della sua rete distributiva, che aveva una quota di mercato regionale attorno al 5,5%.
 
Fu la comparsa dei primi supermercati che diede una scossa a questa situazione stagnante. Già nel 1961, dopo l’apertura a Firenze del primo supermercato dell’Esselunga, molte formulazioni che erano apparse perfino troppo avanguardistiche si sono dimostrate al contrario perfino insufficienti al caso; e l’anacronismo di certe abitudini è apparso nella su piena evidenza: è ormai chiaro che solo il grande negozio, la disponibilità della pressocchè completa gamma merceologica alimentare, la capacità di esprimere sul piano estetico, igienico, psicologico tutti i ritrovati della scienza in questo campo possono determinare due condizioni essenziali e due essenziali risultati: il grosso volume di vendita e l’abbassamento apprezzabile dei costi di distribuzione e dunque dei prezzi al consumatore.
 
L’Associazione provinciale fiorentina delle cooperative di consumo decise una nuova fusione delle cooperative di Rifredi, Peretola, Castello, Mercato Centrale e Legnaia, in una nuova cooperativa che si costituì nel 1962, ma prese a funzionare nel 1963: la Cooperativa di Consumo di Firenze, alla cui direzione venne chiamato Sanzio Benvenuti. L’obiettivo era quello di aprire un supermercato, che in effetti venne aperto nel 1965, dopo inenarrabili sforzi da parte del direttore per chiudere punti vendita in passivo e far quadrare i conti. Di sicuro la Coop Firenze non avrebbe comunque potuto sostenere le sfide successive se non avesse trovato un’altra solida cooperativa con cui fondersi.
 
Questa cooperativa era la Cooperativa di consumo di Sesto Fiorentino, fondata l’11 novembre 1891, ridenominata a partire dal 1907 Cooperativa Casa del Popolo di Sesto Fiorentino, rifondata il 14 ottobre 1944, fra non poche difficoltà dovute alla gestione fallimentare dell’ultimo periodo fascista. La prima fusione avvenne nel 1946 con le altre cooperative del comune di Sesto Fiorentino. Nel 1951 fu la volta della Cooperativa del Popolo di Prato e della Cooperativa di Mutuo Soccorso e Previdenza di Cercina, ma nel 1954 le attività su Prato vennero retrocesse all’Alleanza cooperativa pratese. La cooperativa di Sesto Fiorentino non effettuò più grandi fusioni, ma ebbe una crescita interna, con un grande equilibrio dei conti, ma senza la capacità di fare un salto qualitativo. E’ proprio la sua solidità, tuttavia, che consigliò di farne il capofila nel processo di fusione con Coop Firenze, che venne deciso già nel 1965, ma realizzato nel 1966. Con la fusione, la nuova Coop Casa del Popolo si trovava ad avere 24 punti vendita, di cui 1 supercoop, 5 superettes e 6 a libero servizio.
 
Non ci si poteva certamente fermare qui. Nel 1967 avvennero molte altre incorporazioni, fra cui da notare quelle di cooperative del pratese e quella della Cooperativa Ferrovieri di Firenze, che, ricostituita il 24 ottobre 1944 con 81 soci, fu in grado di aprire immediatamente 4 spacci, totalizzando alla fine del medesimo anno quasi 3.000 soci. Per adeguarsi alla nuova situazione, la Coop Casa del Popolo nel 1968 adottò un nuovo statuto e mutò la ragione sociale in Toscocoop. Ma il traguardo era ancora assai lontano. In un convegno sulla distribuzione commerciale organizzato a Firenze nel 1967 dalla Lega delle cooperative, risultava che a fine 1966 erano ancora presenti in Toscana 325 cooperative (di cui 107 in provincia di Firenze), con 1035 punti vendita, di cui solo 62 moderni. Il passo successivo fu l’incorporazione in Toscocoop il 31 maggio 1971 dell’Unione Cooperative di Bagno a Ripoli che, a sua volta fusasi con altre cooperative, aveva assunto nel 1968 la denominazione di Coop Etruria.
 
Ormai i cooperatori toscani alla pari degli emiliani si erano guadagnati sul campo la considerazione del movimento cooperativo di consumo nazionale per la loro chiarezza e determinazione nel perseguire la modernizzazione della rete di distribuzione attraverso fusioni e chiusure dei punti di vendita tradizionali e per la loro capacità di realizzare questo obiettivo attraverso il convincimento dei soci e l’individuazione di soluzioni accettabili per la forza lavoro che era presente nelle cooperative assorbite e nei punti di vendita chiusi. Nel 1971 l’ANCC chiese a Toscocoop di intervenire nel salvataggio della cooperativa Panormus di Palermo, ma la cosa non andò a buon fine, perché Toscocoop chiese la liquidazione coatta amministrativa della Panormus come condizione per l’intervento, una condizione che non venne accolta.
 
Dopo l’incorporazione di Coop Etruria, proseguì il programma di ristrutturazione della rete di vendita, che alla fine del 1971 contava 10 supercoop, 25 superettes, 14 self service e ancora 57 negozi tradizionali. I dieci supercoop coprivano da soli il 37% della superficie di vendita, mentre i cinquantasette negozi tradizionali arrivavano solo al 16%. Ma ormai la strada era aperta e non si sostò a lungo in questa posizione. Già all’inizio del 1972 si iniziò a prendere in considerazione l’unificazione tra Toscocoop e Unicoop Empoli. La nuova cooperativa avrebbe avuto un’area di mercato estesa alle province di Firenze, Pistoia, Siena, Arezzo, e marginalmente Perugia e Terni. Per arrivare alla fusione, che avvenne nel luglio 1973, Toscocoop nel dicembre 1972 mutò la propria denominazione in Unicoop Firenze, che fu il nome definitivo della grande cooperativa toscana, a capo della quale venne eletto presidente Turiddo Campaini, già direttore dell’Unicoop Empoli. Con questa fusione, le cooperative assorbite in Unicoop Firenze ammontavano a ben 129; alla fine del 1973, i punti vendita erano 117, di cui 12 supermercati e 40 superettes. Il lavoro da fare per ammodernare la rete distributiva era appena iniziato.
 
Anche su questa nuova cooperativa si abbattè la crisi petrolifera, ma essa trovò nelle risorse interne la capacità di reagire. La prima e più importante svolta dei Unicoop-Firenze coincide con la sua grande crisi, collocata in un periodo di crisi economica generale. Nel 1975 la perdita di esercizio fu spaventosa per una impresa di distribuzione al dettaglio di generi alimentari: circa il 5% del fatturato. Fu immediatamente messa in atto una forte terapia di risanamento mettendo a repentaglio l’esistenza stessa della cooperativa. Il gruppo dirigente, fortemente coeso, ebbe il coraggio necessario e reagì con una strategia ambiziosa ma lungimirante: conquistare rapidamente la leadership assoluta di prezzo pur avendo da fronteggiare concorrenti agguerriti. Coraggio, chiarezza di visione, coerenza di comportamento, fecero riconquistare convinzione e motivazione in tutti i collaboratori e fiducia da parte dei soci. Dopo un po’ di tempo le vendite incominciarono a riprendere, i costi furono drasticamente ridotti, nel 1976 fu sfiorato il pareggio di bilancio e dall’anno dopo iniziò una seria e consistente politica di accumulazione.
Da allora Unicoop Firenze proseguì senza intoppi nella sua crescita.
 
Alla fine del 1976 aprì il primo punto vendita a Siena, come discount, in continuazione dell’esperienza dello spaccio interaziendale La Balzana. Qualche anno dopo, tale punto vendita venne ricondotto alla tipologia usuale, mentre la presenza di Unicoop Firenze si consolidò a Siena con l’acquisizione dell’impresa privata Mancini, con due supermercati, un negozio (ceduto) e un discount. Nel 1978 venne inaugurato il Centro di vendita Coop a Pistoia, il primo grande supermercato integrato di 3000 mq, con ampio assortimento di prodotti non alimentari. Questa fu la tipologia di supermercato che prevalse successivamente. Nel 1983, il numero dei negozi si era ridotto a 78, con l’apertura di 15 nuove grandi strutture. La rete moderna copriva il 75% del totale e gli addetti erano passati da 993 a 1687. La produttività per metro quadro a valori costanti era aumentata del 60%, mentre il margine lordo era diminuito, le linee prezzi erano state ridotte da 7 a 3, i prezzi dei prodotti Coop unificati in tutti i negozi. Ma soprattutto grande attenzione era stata posta ai soci, che erano aumentati da 53.500 nel 1973 a 169.205 nel 1983.
 
Alla metà degli anni ’80 Unicoop Firenze era una realtà ampiamente consolidata, ma aveva una presenza troppo limitata sul territorio cittadino. Il 14 dicembre 1984 una grande manifestazione al Teatro Verdi richiamava l’attenzione delle forze politiche locali sulla candidatura di Unicoop Firenze alla realizzazione di nuove grandi strutture di distribuzione. Dopo molti tentativi non riusciti e una testarda opera di convincimento da parte del presidente Campaini della cooperazione di consumo regionale non troppo favorevole, il 25 ottobre 1988 si poteva inaugurare il primo ipermercato della Toscana nel centro commerciale Montecatini in località Biscolla, nel comune di Massa e Cozzile, con un’area di vendita di 6000 mq. Per favorire lo sviluppo degli ipermercati venne costituita una società, la Società Ipermercati Cooperativi (SIC), che oggi conta sei ipermercati e uno in costruzione. Un’ultima fusione si realizzò nel 1998 con l’Unicoop Pontedera Cooperative Pisane Riunite. Si trattava di una cooperativa costituita il 2 luglio 1967, come risultato della fusione dell’Alleanza cooperativa di Valdera, dell’Alleanza cooperativa pisana, della Cooperativa di consumo Marti, della Cooperativa di consumo di Capanne, della Cooperativa G. Capponi di Casteldebosco. La nuova azienda gestiva 56 punti vendita, con un solo moderno supercoop a Pontedera di modeste dimensioni. La ristrutturazione non fu facile e puntò soprattutto sulle superettes. La fragilità dell’azienda si vide con la crisi della metà degli anni ’70, che la colpì fortemente. Ma Unicoop Pontedera proseguì nel suo processo di ristrutturazione passando nel 1977 a 25 punti vendita sufficientemente rammodernati. Gli anni ’80 videro la cooperativa posizionarsi fra le medie coop; a fine novembre 1988 veniva inaugurato il supermercato di Pisa Cisanello.
 
Nel 1993 ci fu la fusione con la Cooperativa Val di Serchio e con la Cooperativa di Uliveto-Cascina e i soci oltrepassarono le 50.000 unità. La Unicoop Pontedera era pronta per fondersi con Unicoop Firenze, ma quest’ultima propose una fusione che avrebbe assorbito i punti vendita più grandi (6) e avrebbe conferito ad una s.r.l. controllata da Unicoop Firenze la gestione della rete minore (13 punti vendita). Questa proposta fu vivamente contestata da alcuni membri del CdA di Unicoop Pontedera e occorse del tempo perché fosse accettata; la fusione ebbe efficacia solo dal 1° gennaio 1998. Il 16 settembre 1993 venne costituita la s.r.l. Società mini-mercati cooperativi (Smc) controllata da Unicoop Firenze, con sede a Pontedera, che dal 1° gennaio 1998 gestisce una rete minore prevalentemente costituita dai punti vendita cosiddetti di vicinato che erano appartenuti a Unicoop Pontedera. In questo modo Unicoop Firenze si è assicurata tre canali di vendita: ipercoop e supermarket gestiti direttamente e minimercati gestiti da Smc, per una spesa quasi quotidiana nei quartieri e nei paesi. Nel 2002, il canale supermarket incideva per il 57% sulle vendite, il canale ipermarket per il 30% e il canale minimercati per il 13%. Alla medesima data, i dipendenti erano 6.519, di cui 847 di Smc e i soci 844.476.
 
Fonte:
V. Zamagni, P. Battilani, A. Casali, La cooperazione di consumo in Italia. Centocinquant’anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione, Bologna, Il Mulino, 2004.
 
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