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 Coop Centro Italia

Coop Centro Italia è fra le nove grandi coop la più recentemente costituita, essendo il risultato della fusione fra Coop Umbria e Unicoop Senese avvenuta soltanto il 20 maggio 1997. La dimensione delle due coop era press’a poco equivalente e questa è forse una delle ragioni della lentezza nell’unificazione. Seguiremo dunque in successione le vicende delle due coop, iniziando dalla Coop Umbria.
 
La cooperazione di consumo nelle province di Perugia e Terni risale probabilmente agli anni sessanta del XIX secolo. Fin dal 1861, la Società di mutuo soccorso fra artisti e operai di Perugia aveva istituito un Comitato di previdenza, incaricato di raccogliere dai proprietari agricoli della provincia quantità di grano tali da non far mancare il pane ai soci nei mesi invernali e da scongiurare un eccessivo rialzo dei prezzi. Nel 1868 si era poi assistito alla nascita di una vera e propria azienda di consumo, con regolamento, statuto e capitali autonomi. E’ certo, poi, che nel 1873 iniziasse ad operare a Foligno un sodalizio di approvvigionamenti fra ferrovieri. Lo sviluppo novecentesco, però, si caratterizzò per una notevolissima frammentazione, che relegò il movimento regionale alla periferia dell’associazionismo cooperativo italiano. Anche in Umbria, come in tutte le altre regioni, ci fu una forte ripresa già alla fine del 1944: il 17 dicembre 1944 venne costituita la Cooperativa di consumo fra lavoratori di Perugia; nello stesso mese venne alla luce l’Unione cooperativa generale di consumo di Foligno, e agli inizi del 1945 venne fondata l’Unione cooperativa dei lavoratori di Terni, che ben presto contò venti spacci. Nello stesso torno di tempo, molti altri comuni minori aprirono la loro cooperativa di consumo, così che nell’indagine già sopra citata sulle cooperative esistenti alla metà del 1946, l’Umbria compariva con 44 unità e poco meno di 30.000 soci.
 
Purtroppo né l’economia né le cooperative di consumo prosperarono in Umbria negli anni ’50. Nemmeno il commercio privato era progredito, tanto che al 31 marzo 1962 risultava aperto nella regione un unico supermercato (privato), a fronte dei 7 delle Marche e dei 14 della Toscana. Qualcosa iniziò a muoversi attorno all’Alleanza cooperativa del Trasimeno, una cooperativa costituita il 24 maggio 1959 a Castiglion del Lago, che potè contare su di un presidente – Leonardo Scarpini – più sensibile di altri alla prospettiva delle unificazioni comunali ed intercomunali: l’obiettivo più importante da conseguire con l’unificazione era quello di organizzare e creare un efficiente complesso capace di far fronte alla invadenza dei gruppi che tentavano di monopolizzare, attraverso i supermercati e le catene di approvvigionamento la distribuzione dei generi al consumatore.
 
Dopo una lunga serie di incorporazioni, nel 1966 l’Alleanza Cooperativa del Trasimeno poteva contare su 19 spacci alimentari e, sempre amministrata dallo Scarpini, si collocava seconda solo alla Cooperativa di consumo fra lavoratori di Perugia, la quale per la verità non navigava affatto in buone acque, avvertendo maggiormente la competizione di imprese private come Standa e Vegé. Proprio la considerazione delle scarse fortune delle cooperative umbre spinse a questo punto a prendere in seria considerazione un loro sostanzioso compattamento. Si arrivò così il 30 dicembre 1967 alla fusione di 5 cooperative: oltre all’Alleanza cooperativa del Trasimeno e alla Cooperativa di consumo fra lavoratori di Perugia, aderirono al progetto la Risorta di Marciano, la Cooperativa consumo fra lavoratori di San Giovanni di Baiano e l’Unione generale cooperativa consumo di Foligno. La nuova compagine assumeva il nome di Unione cooperativa di consumo. Società cooperativa interprovinciale, con 61 punti vendita, di cui solo due supercoop.
 
Gli ostacoli che ritardarono la razionalizzazione della rete distributiva furono principalmente la modestia delle risorse e il campanilismo che rendeva traumatica qualunque proposta di chiusura dei piccoli spacci. Fu così che alla metà degli anni ’70 la cooperativa accusò continue perdite, che portarono all’invio da parte dell’ANCC di Sergio Checconi per effettuare un’approfondita analisi della situazione. Dalla relazione di Checconi emerse con chiarezza che a causare le perdite era l’arretratezza della rete di vendita, accompagnata da scarsa professionalità in campo gestionale. A seguito di questa relazione, il presidente dell’ANCC Fulco Checcucci comunicò il 16 novembre 1977 ad un’assemblea congiunta fra i vertici della cooperativa, i vertici della Legacoop regionale umbra e alcuni alti funzionari dell’ANCC che avrebbe inviato Gino Domenici, proveniente da esperienze nella Proletaria e in ANCC, con compiti di risanamento della cooperativa. Solo qualche mese dopo, la cooperativa avrebbe del tutto accettato la svolta, che si concretizzò nel cambio del nome in Coop Umbria e nella nomina di Gino Domenici a Presidente. La ristrutturazione procedette a tappe forzate e si concluse nella prima metà degli anni ’80, permettendo poi uno sviluppo significativo ed equilibrato. Degna di nota è l’apertura nel 1984 del nuovo magazzino consortile di Castiglione del Lago, un investimento fatto in collegamento con l’Unicoop Senese, che si estendeva per circa 60.000 mq., a dirigere il quale venne chiamato Sanzio Benvenuti. Nel 1985 venne inaugurato un supermercato a Terni e nel 1987 il Centro commerciale Agorà di Foligno, una delle strutture commerciali più avanzate della regione.
 
La seconda cooperativa che ha dato origine a Coop Centro Italia è l’Unicoop Senese, anch’essa con una lunga storia alle spalle. Nel 1867, a Cortona era nato un sodalizio per lo spaccio di vettovaglie. Lo sviluppo successivo, nella prima metà del Novecento, si caratterizzò tuttavia per una polverizzazione di esperienze, nelle province di Arezzo e Siena. Il territorio montagnoso accentuò il carattere isolazionista delle varie coooperative, molte delle quali non sopravvissero al fascismo e alla guerra. Dopo la liberazione di Siena avvenuta il 3 luglio 1944, esponenti del partito comunista italiano decisero di far fronte alla penuria di prodotti sul mercato venduti per di più a caro prezzo con iniziative estemporanee, come la raccolta di funghi e di castagne, che poi venivano venduti su bancarelle improvvisate. Il 16 ottobre 1944, visto il successo dell’iniziativa, 16 soci, fra cui alcuni esponenti storici dell’antifascismo locale, fondarono la Cooperativa operaia di consumo Antonio Gramsci. La cooperativa ebbe immediato successo di soci. A Natale fu in grado di fare una distribuzione a prezzi assai scontati di capponi, inviati dai lavoratori delle campagne (mezzadri) in segno di solidarietà. Nel gennaio 1945, la Antonio Gramsci aveva già 20 spacci. Il rapporto con i mezzadri venne rafforzato e molte altre furono le vendite a prezzi molto convenienti di prodotti avicunicoli. Il successo fu tale che alla fine del 1945 metà della popolazione senese veniva rifornita dalla cooperativa.
 
Ma anche in provincia si provvedeva a rinnovare la direzione delle cooperative che erano sopravvissute durante il fascismo o a fondarne delle nuove (basate su di un originale fenomeno, quello dei “mercatini di villaggio”), così che secondo una stima contemporanea un terzo delle famiglie della provincia era diventato clienti degli spacci cooperativi. Uno sviluppo analogo ebbe la provincia di Arezzo, dove le cooperative di consumo si rivelarono il settore trainante della giovane cooperazione aretina. In appena 5 anni esso aveva esteso la propria attività a tutta la provincia ed allargato considerevolmente la propria base sociale: basti pensare che nel solo 1950 erano affluiti ben 1.500 nuovi iscritti.
 
Dopo l’entusiasmo della partenza, il movimento cooperativo senese ed aretino dovette fare i conti, come tutti, con la gestione quotidiana delle aziende, in un contesto politico non favorevole perché queste cooperative di consumo si configuravano come un appoggio cruciale per le lotte del partito comunista. Ma in mezzo alle difficoltà si trovò sempre l’appoggio dei soci, mentre la Federcoop locale svolgeva il suo ruolo di coordinamento e di supporto tecnico-organizzativo, senza tuttavia riuscire a consolidare sostanzialmente le aziende. Come altrove, la minaccia di insediamento di note catene di distribuzione nei primi anni ’60 ebbe l’effetto di rompere gli indugi. Come altrove, le raccomandazioni dei rappresentanti dell’ANCC erano quelle di effettuare fusioni e di formare consorzi di approvvigionamento. Il primo risultato in tale direzione si ottenne nell’estate del 1964 con la costituzione dell’Alleanza cooperative di consumo Valdichiana, presieduta da Pietro Barbieri. Ma un rapporto che fotografava la situazione nella provincia di Siena alla fine del 1965 contava ancora 62 cooperative con 108 punti vendita, di cui la più grande era la Valdichiana con 12 spacci. Nell’aretino, una analoga ricerca registrava 39 cooperative con 65 punti vendita; di queste, la più grande era la Cooperativa minatori di Castelnuovo dei Sabbioni, con 7 spacci, ma non si evidenziava una compagine che potesse fare da pivot per l’unificazione provinciale.
 
Il processo di unificazione nella provincia senese era molto lento, ma costruttivo. Nel 1967 nacquero le Cooperative consumo Riunite della Valdarbia. Nulla successe poi per molti anni, nonostante vari tentativi, finchè si impose su pressioni del presidente dell’ANCC regionale Celso Banchelli il salto verso la cooperativa unica provinciale, comprendente anche una parte dell’area aretina. Il 28 giugno 1974, dopo un lavoro preparatorio durato quasi un anno nacque l’Unicoop Senese, non senza grandi preoccupazioni date dalla frammentazione della popolazione sul territorio che non rendeva facile la ristrutturazione dei punti vendita. Ad un anno dalla nascita, tuttavia, la nuova cooperativa aveva già 3 supercoop, più uno in allestimento, e 8 superettes. Superato senza troppi danni il 1975, gli anni successivi si rivelarono discreti dal punto di vista contabile, ma molte incertezze pesavano sul futuro della cooperativa. Nel 1980 venne eletto un nuovo presidente, Uliano Bufalini, dinamico e “moderno” come molti dei presidenti che furono messi a capo delle cooperative di maggiore successo nella seconda metà degli anni ’70.
 
Bufalini incaricò un tecnico dell’ANCC di fare uno studio impietoso della cooperativa. Sulla base dei risultati di tale studio, venne avviato un incisivo processo di ristrutturazione tra 1981 e 1983, che portò al definitivo consolidamento aziendale. Nell’autunno del 1983 venne incorporata l’Alleanza casentinese; nel maggio 1988 venne inaugurato a Monteroni il primo Centro commerciale dell’Unicoop Senese, seguito da “I girasoli” di Cortona-Camucia. Nel 1990 si inaugurò il supercoop di Castellina in Chianti; nel 1992 fu la volta dei centri commerciali “I gelsi” di Sinalunga e “Gli ulivi” di Monte San Savino.
 
Ma i successi delle due aziende Coop Umbria e Unicoop Senese non potevano toglierle dalla loro condizione di medie cooperative. Per poter dare anche alle aree da loro coperte i benefici della grande dimensione, si procedette, non senza qualche perplessità, alla loro fusione nel 1997, che richiese una revisione integrale del sistema di governance. Nel 1999 venne unificato il Consorzio Centro Italia, che precedentemente era partecipato da numerose cooperative dell’area, oltre che da Unicoop Firenze. La compagine che ne è risultata si colloca a pieno titolo fra le 9 più grandi cooperative e partecipa a tutti gli sviluppi che queste stanno progettando ed attuando. Con i suoi 55 punti vendita, di cui un ipercoop a Perugia, e 350.000 soci circa, serve prevalentemente l’Umbria (57% delle vendite nel 2002), le province di Siena e Arezzo (34%), con piccoli insediamenti nella provincia di Rieti (Lazio, 3%) e nella provincia dell’Aquila (Abruzzi, 6%, dove nel 1997 venne acquisita una piccola catena locale di supermercati e superettes per 4600 mq di vendita totali).
 
Fonte:
V. Zamagni, P. Battilani, A. Casali, La cooperazione di consumo in Italia. Centocinquant’anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione, Bologna, Il Mulino, 2004.

Libro:
Luca Ferrucci, (a cura di), Coop Centro Italia Il valore economico del radicamento territoriale, Il Mulino, Bologna, 2005
 
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