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 Coop Lombardia

Anche se a Torino nacque la prima cooperativa di consumo italiana, è a Milano che il movimento prese maggiormente piede nel corso dei primi decenni post-unitari. Nel 1965, con le sue sei cooperative del settore, il capoluogo lombardo si prefigurava come il polo maggiormente dinamico in fatto di associazionismo solidale. Contemporaneamente, anche il Comasco ed il Lodigiano maturavano significative esperienze in questa direzione, grazie all’operato di uomini come Viganò e Luzzatti. Nel 1886, poi, Luigi Buffoli fondava l’Unione cooperativa di Milano, impresa di stampo rochdaliano destinata a diventare una delle più importanti cooperative di consumo italiane. A dieci anni dalla fondazione, aveva accumulato un capitale superiore al milione di lire, riuniva circa 4.500 soci ed effettuava vendite per quasi cinque milioni; mentre nel resto della regione fiorivano all’incirca altre 200 cooperative di consumo. Il consolidamento negli anni del primo Novecento, portava l’Unione a superare il traguardo – nel 1917 – dei 35 milioni di lire di vendite annue. Negli stessi anni, fra le prime trenta cooperative di consumo italiane si contavano ben dieci società lombarde. L’avvento traumatico del fascismo non determinò un indebolimento a livello economico, dato che alla fine degli anni venti la Lombardia si configurava come la principale regione italiana attiva nel settore cooperativo del consumo. Contava circa 1.300 sodalizi (dei 3.330 in Italia), con un movimento delle vendite di oltre 700 milioni, quasi la metà dell’intero dato nazionale.
 
La seconda guerra mondiale restituì, nel 1945, un panorama sostanzialmente immutato. Se molte erano le cooperative risorte o nuovamente costituite nell’immediato dopoguerra, in Lombardia ve ne era un numero veramente eccezionale: 2266 nel 1948, il 20% del totale delle cooperative aderenti alla Lega. Ancora nel 1955 le cooperative di consumo lombarde superavano il migliaio, con oltre mezzo milione di soci, pari a 1/3 circa di tutta la cooperazione di consumo italiana. Il problema del movimento cooperativo lombardo fu che alla metà degli anni ’60 ben poco era successo in termini di compattamento delle cooperative, a dispetto della costituzione di consorzi provinciali in quasi tutte le province della regione. Nella prima metà del successivo decennio, quando in Emilia si erano già formate le 5 grandi cooperative che saranno successivamente protagoniste del movimento nazionale, in Lombardia ve ne erano ancora quasi 300, con una pletora di piccoli punti vendita.
 
A rendere la sfida ancora più seria, in questo contesto privo di capacità strategica da parte del movimento cooperativo lombardo, l’aggressività dell’iniziativa privata di modernizzazione della distribuzione commerciale era molto maggiore che in qualsiasi altra regione d’Italia, particolarmente nel capoluogo Milano, dove si erano storicamente affermate tutte le forme di distribuzione moderna. Il movimento lombardo del consumo, pur consistente e diffuso accumulò gravi ritardi sia nell’affrontare il problema degli acquisti collettivi, sia soprattutto quello delle fusioni per dare alle singole società dimensione d’impresa tale da poter far fronte alle mutate esigenze dei tempi.
 
Non sorprende dunque che dopo vari tentativi parziali e inconcludenti, l’iniziativa venisse presa da una cooperativa dell’hinterland milanese, la Cooperativa con forno di Muggiò, condotta da un cooperatore di grande prestigio, Primo Casati, che alla fine del 1969 propose ai soci di promuovere in termini realistici un programma di unificazione gestionale con altre cooperative nell’interesse dell’unione mutualistica e sociale della cooperazione. Si trattava di una piccola cooperativa, nata ufficialmente nel 1926, su precedenti esperienze, capace di sopravvivere agli anni del fascismo e di riorganizzarsi nel dopoguerra, fino ad aprire nel 1958 un self service e nel 1969 un supermercato. Nonostante le premesse non fossero incoraggianti e l’obiettivo da raggiungere assai ambizioso, nel 1970 venne effettuata una fusione con le cooperative di Nova Milanese, Cesate e Limbiate e venne assunta la denominazione di Unicoop Lombardia.
 
L’anno dopo, in accordo con la neonata Associazione interprovinciale lombarda delle cooperative di consumo, tale compagine aveva ormai assunto il compito di guidare il processo di ammodernamento dei punti vendita e di accorpamento delle cooperative lombarde in una grande cooperativa regionale. Dopo altre fusioni, nel 1972 la sede venne trasferita da Muggiò a Bollate. Nel 1973 l’Unicoop Lombardia aveva 46 punti vendita, in gran parte di tipo tradizionale, e 18.000 soci, con un giro d’affari paragonabile a quello di Coop Liguria. La dimensione era ancora troppo modesta per riuscire ad impostare un programma di sviluppo significativo. Primo Casati si mise da parte e arrivò a Milano Fernando Avunti, che era stato presidente del Consorzio provinciale delle cooperative di consumo di Livorno-Piombino. Nel 1974 si arrivò al compattamento con l’Unione cooperativa comasca e con la Coop Unione di Milano, il che permise di mettere piede nel capoluogo, dove venne spostata la sede.
 
Finalmente l’immagine della cooperativa era cambiata e nel 1975 venne impostato il primo piano di ristrutturazione e sviluppo aziendale, mentre nel 1976 venne inaugurato il nuovo magazzino di approvvigionamento di Pieve Emanuele. Come già per Liguria e Piemonte, questo piano purtroppo coincise con le difficoltà economiche generali del paese. La situazione di Coop Lombardia si deteriorò al punto da richiedere un forte intervento di sostegno da parte del movimento nazionale. Il bilancio presentava un deficit patrimoniale e la situazione poteva risolversi solo con un piano che prevedesse la chiusura di una quindicina di negozi e dando soluzione all’eccedenza di personale di circa 200 unità. Il risanamento aveva come condizione anche la riduzione del costo del magazzino che non avrebbe dovuto superare superare il 6,5%.
 
Il processo di ristrutturazione durò fino al 1982 e vide messe in campo misure di revisione gestionale, di professionalizzazione della classe dirigente della cooperativa (con innesti anche dall’esterno), di riqualificazione della rete con l’apertura di nuovi punti vendita (i supermercati di Milano e Lodi, aperti nel 1979), di informazione dei soci e promozione della cultura cooperativa. Nel 1979 venne confezionato un nuovo organo di informazione a livello regionale “Coop notizie”, che aveva il compito di veicolare uno spirito cooperativo unitario e rafforzato tra le maggiori cooperative lombarde. Un aiuto qualificato venne da un gruppo di lavoro che aveva già operato con la Associazione delle cooperative di consumo dell’Emilia-Romagna in carico a Coop Italia, per opera di Enea Mazzoli e Luciano Calanchi. Lo dirigeva un giovane e motivato cooperatore, un certo ingegner Giovanni Consorte (futuro dirigente dell’Unipol) che, affiancato da Saviotti, da Di Iorio e da un paio di altri giovani laureati produsse in alcune settimane di intenso lavoro una voluminosa e dettagliatissima analisi. L’ultimo salto di qualità importante di Unicoop Lombardia avvenne nel 1983 con la fusione mediante incorporazione in Unicoop Lombardia dell’Unione cooperativa di consumo di Cremona (UCCC) e del Consorzio lombardo di approvvigionamento tra le cooperative di consumo di Pieve Emanuele. Era nata Coop Lombardia. La UCCC era stata fondata a Cremona il 12 giugno 1945 rilevando due spacci aziendali sorti in epoca fascista e, attraverso varie modifiche statutarie e fusioni, era giunta ad aprire il primo supermercato nel 1967. In seguito, le fusioni erano continuate; da notare particolarmente quella con la cooperativa La Famigliare di San Bernardino di Crema e con l’Unione cooperativa di consumo di Brescia. Nel 1980 l’UCCC aveva 15 punti vendita e 20.000 soci. La nuova Coop Lombardia nel 1983 partiva con 43 punti vendita, quasi 50.000 soci e un giro d’affari pari a circa il 40% di quello regionale e ad 1/10 del totale nazionale.
 
Superata quella grave crisi, la crescita di Coop Lombardia è continuata senza scosse, mantenendo le sue aree di radicamento forte nell’hinterland milanese e nelle province di Cremona e Brescia. Nel 1988 venne aperto a Milano Bonola il primo ipercoop del movimento cooperativo lombardo. Al 2002 Coop Lombardia conta 41 supermercati, di cui 5 a Milano, 3 a Brescia e 3 a Cremona, e 8 ipermercati, di cui 3 a Milano. Il suo coinvolgimento nella rete delle 9 grandi cooperative è oggi completo.
 
Fonte:
V. Zamagni, P. Battilani, A. Casali, La cooperazione di consumo in Italia. Centocinquant’anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione, Bologna, Il Mulino, 2004.
 
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