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 Coop Estense

Nel 1865, la Società operaia di mutuo soccorso di Modena fondò un Istituto filantropico alimentare, preposto allo smercio di generi di prima necessità; può essere ragionevolmente considerato la prima cooperativa di consumo della provincia. L’esempio fu imitato alcuni anni dopo da altri comuni della pianura Modenese, mentre – nello stesso periodo – la provincia di Ferrara si connotava a livello regionale per un certo ritardo. Il consolidamento di queste realtà imprenditoriali passò attraverso il loro inserimento nelle strutture culturali ed associazionistiche del socialismo che, tradizionalmente, aveva nell’Emilia una delle proprie roccaforti nazionali. L’età giolittiana ripropose la dicotomia tra le due province estensi: mentre il Modenese si contraddistingueva per una indiscussa vivacità, la “bassa” ferrarese segnava il passo, complice la stagnazione economica locale. Negli anni della prima guerra mondiale, il Carpigiano emerse come principale polo dinamico di quest’area, con una cooperativa di consumo tra le prime venti in Italia, forte di oltre 1.200 soci, e con un volume di vendite superiore ai 7 milioni di lire.
 
Ma anche la città di Modena continuava a segnalarsi per un una chiara vitalità. Qui, nel 1917 era sorta l’Alleanza Cooperativa Modenese (ACM), che nel 1923 aveva avuto il suo nome e il suo ruolo mutato dai fascisti in Azienda Consorziale Modenese delle Cooperative di Consumo e degli Enti affini, sempre abbreviata in ACM. Dopo la fine del fascismo il 30 settembre 1945, a seguito di un processo di rifondazione democratica della cooperativa il suo nome venne riportato a quello originario di Alleanza Cooperativa Modenese, cercando di mantenere una grande continuità gestionale. A quell’epoca l’ACM contava 29 spacci e avrebbe potuto facilmente consolidarsi, ma si trovò costretta a “restituire” un buon numero di questi spacci ad alcune cooperative assorbite durante il fascismo che vollero ricostituirsi. Questo provocò una disorganizzazione dell’azienda che la portò ad una forte crisi sul finire degli anni ‘40. L’ACM venne salvata dal movimento cooperativo attraverso un nuovo gruppo dirigente, ma questo episodio rallentò il compattamento delle cooperative modenesi, che risultavano essere 112 nel 1947, e, per un naturale processo di assestamento, 65 nel 1950, restando poi a quel livello fino ai primi anni ’60.
 
A partire da 1962, finalmente il processo di incorporazione ricominciò; tra 1962 e 1964 l’ACM incorporò 14 cooperative, ma altre incorporazioni avvenivano in cooperative minori (come quella di Bomporto, che ne incorporò nel medesimo periodo ben 7). Intanto proseguiva l’ammodernamento dei punti vendita. Nel 1963, su 171 negozi delle cooperative modenesi, 76 erano a semi libero servizio (SSS), mentre nel 1966 sugli 11 supermercati superiori ai 400 mq del movimento cooperativo in Emilia-Romagna, tre erano ubicati a Modena. Con la crisi economica successiva al 1963, emerse la prospettiva di creare la cooperativa unica provinciale, decisione che venne presa nel 1966 e realizzata nel 1968. Tale coop mantenne il nome di ACM, tramutato in Coop Modena solo nel 1983. Nel 1973 Modena risultò la provincia dell’Emilia-Romagna con la maggiore superficie di negozi cooperativi di oltre 400 mq. con circa 55.000 soci.
 
Il secondo soggetto che entrò a far parte di Coop Estense è Coop Ferrara. Nel 1946 esistevano in provincia di Ferrara 86 cooperative con un centinaio di punti vendita. Fra queste cooperative, in prevalenza molto piccole, ce n’era una, la Coop Unità, fondata il 28 giugno 1945, che rivelò capacità imprenditoriali notevoli, divenendo in breve la maggiore cooperativa della provincia, con 35 spacci e 8.000 soci. Purtroppo la capacità gestionale della cooperativa non fu pari all’intraprendenza nell’ingrandirsi, così che la cooperativa era già in grave dissesto nel 1948. Il movimento cooperativo ferrarese, diversamente da quello modenese, non si determinò al salvataggio e quindi la cooperativa fallì nel 1949, lasciando un vuoto che pesò molto negli anni successivi. Il processo di consolidamento della cooperazione di consumo ferrarese procedette da allora molto lentamente. Nel 1954 le cooperative erano 61, con 91 spacci; nel 1963 erano ancora 41, con 95 spacci. La maggiore cooperativa era quella di Bondeno, che nel 1964 aprì la prima superette della cooperazione di consumo ferrarese.
 
Negli anni 1963-65, quando nelle altre province emiliano-romagnole si puntava diritti all’unificazione su base provinciale, in provincia di Ferrara si progettava un compattamento di 19 cooperative in 9 (Argenta, Berra, Cento, Consandolo, Copparo, Ferrara, Massafiscaglia, Ostellato, Portomaggiore) e in effetti nel 1968 il numero delle cooperative era sceso a 7, con 76 punti vendita, di cui 54 a libero servizio. Nel medesimo anno, si presentò l’occasione per ritornare in posizione non marginale sulla piazza di Ferrara città con un supermercato, ma nessuna cooperativa era in grado di finanziare l’operazione. Vennero allora convocati tutti i CdA delle cooperative provinciali e si formò una commissione di tutti i presidenti, che dovevano studiare la situazione e predisporre le modalità per la costituzione di una cooperativa provinciale. Il documento venne prodotto con qualche lentezza nel giugno del 1970 e terminava con la raccomandazione di costituire una nuova società con il nome di Coop Ferrara. Tale società venne in effetti costituita il 29 luglio 1970, ma prese a funzionare solamente a partire dal 31 marzo 1972, mentre la costruzione del supermercato a Ferrara venne fortemente supportata da Coop Italia.
 
Come viene illustrato dalle tab. 7.2-7.4, le due cooperative provinciali di Modena e Ferrara proseguirono nella seconda metà degli anni ’70 e negli anni ’80 il loro sviluppo. Nel 1988 Coop Modena, sui 36 punti vendita contava un ipercoop (I Portali di Modena, aperto nel 1988), 14 supermercati, 6 superettes e 4 discount con 103.160 soci, mentre Coop Ferrara aveva 20 punti vendita, fra cui 8 supermercati e 5 superettes, con 31.768 soci. Ma le sfide degli ipermercati e la necessità di espansione oltre i confini provinciali spingevano verso un compattamento delle due cooperative, che avvenne il 1° aprile 1989. Mario Zucchelli, presidente dal 1985 di Coop Modena, divenne presidente di Coop Estense, che poteva contare su 152.444 soci. La nuova cooperativa iniziava il suo percorso accostando da subito al bilancio consueto il Bilancio Sociale, dove si dava conto delle numerose iniziative tendenti alla tutela dei consumatori, alla qualità dei prodotti, al rispetto ambientale, alla valorizzazione delle risorse umane (il “progetto-servizio”). Si incrementò l’apertura di ipermercati: Il Castello di Ferrara nel 1990, Grandemilia a Cittanova (Modena), nel 1996.
 
Ma l’avventura più avvincente di Coop Estense è certamente quella della sua espansione in Puglia. Adriatica Ipermercati aveva acquisito nel 1990 la rete della Società Mongolfiera, venduta da Coin, prima che venisse acquistata dalla francese Continental (una società poi acquisita da Carrefour). Dismessa Adriatica Ipermercati nel 1992, l’iper di Taranto venne passato in gestione a Coop Estense. Non fu una sfida facile; inizialmente si registrarono delle perdite, anche perché le politiche commerciali valide a Modena e Ferrara non potevano essere le stesse nel Mezzogiorno. Questo significava che bisognava adeguarle alle esigenze dei consumatori di quella regione, e soprattutto legarle con la produzione locale, che era uno degli elementi del radicamento territoriale. Nel 1993 si vendevano solo 6 miliardi di prodotti locali pugliesi, e in poi in pochi anni si passò a 130 miliardi, sino ad arrivare oggi ai 600 miliardi. Dopo l’iper di Taranto, nel 1995 se ne aprì uno a Lecce, e nel 1997 un terzo a Foggia, sino ad acquisire la leadership regionale in questo comparto.
 
Per Coop Estense l’espansione in Puglia ha veramente significato un salto di qualità, non solo per l’aumentata dimensione dell’azienda, ma soprattutto per le sfide vinte. Sapersi radicare in un territorio distante da quello d’origine e per molti versi refrattario alla tradizione cooperativa non fu affatto facile; esisteva sì una piccola cooperativa a Foggia, che venne incorporata in Coop Estense nel 1998, ma l’ambiente era ostile e la presenza di Coop Estense andava certamente a rompere gli equilibri tradizionali. A partire dal 1996 fu lanciata in Puglia una campagna soci che alla fine del 1997 aveva portato già 24.000 soci, che oggi sono circa 160.000. Sono state costituite tre zone soci: Puglia Sud, Puglia Nord e Puglia Centro. In previsione c’è l’apertura del canale supermercati, con i primi esercizi sperimentali nella provincia di Bari.
 
Fonte:
V. Zamagni, P. Battilani, A. Casali, La cooperazione di consumo in Italia. Centocinquant’anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione, Bologna, Il Mulino, 2004.
 
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