home | centro di documentazione sulla cooperazione e l'economia sociale
via Mentana 2
40126 Bologna
Tel. 051.231313
Fax. 051.6561934
scrivici una mail
mail 
IL CENTRO PROGETTI RISORSE NEWS EDITORIA UNIVERSITA' LINK MAPPA

Home > Storia > Storie di vita > M - Z > Francesco Vigaṇ

«

pagina precedente

 Francesco Vigaṇ

(Merate (CO) 1807 - Milano 1891) Francesco Viganò, brianzolo, insegnante di ragioneria negli istituti tecnici, simpatizzante mazziniano e liberale, fu un fecondo pubblicista.
 
Nel 1928, accusato di cospirazione, fu esiliato dal governo austriaco. Passò la gioventù in Francia, Belgio ed Inghilterra, subendo l'influenza del sansimonismo, del mazzinianesimo e della massoneria. Rientrato in Italia, partecipò alle Cinque giornate di Milano, e poi si occupò come insegnante di economia politica e ragioneria presso l'istituto tecnico Cattaneo del capoluogo lombardo. Memore delle preziose esperienze acquisite in Europa, Viganò non aveva tardato, peraltro ad affiancare all'insegnamento un'intensa attività di saggista. Autore poligrafo, aveva indirizzato gli sforzi soprattutto alla divulgazione del nuovo verbo cooperativistico, nella convinzione che la cooperazione fosse la "vera California" delle classi operaie.
 
Nel 1873 diede alle stampe il volume che lo consacrò come uno dei pionieri della cooperazione italiana: La fratellanza umana ossia le società di mutuo aiuto cooperazione e partecipazione ed i municipi cooperativi. Il pregio dell'opera consisteva non solo nella lucida esposizione dei principi cooperativistici, ma anche nel fatto che essa teneva conto delle esperienze europee maturate nel settore cooperativo. In particolare, l'opera riferiva dell'esperienza inglese i cui principi erano serviti da guida per la creazione dei magazzini di consumo in Italia.
 
La concezione di Viganò si ispirava ai valori della conciliazione, della pace sociale e della fratellanza universale. La cooperazione, il cui principio fondante era appunto la fratellanza, doveva rappresenatare lo strumento per la realizzazione della pace sociale e l'appianamento dei contrasti tra classi e ceti sociali.
 
Correttamente Viganò individuava nelle società di "mutuo aiuto per soccorsi pecuniari in caso di malattia, di mancanza di lavoro, di invalidità, di cucine economiche, di collocamento, di previdenza, di credito, di miglioramento e costruzione di case operaie" la primigenia forma di cooperazione. Ad esse si erano sostituite, in un secondo momento, le associazioni cooperative "veramente dette".
 
L'elenco delle società cooperative compilato dal Viganò è importante dal punto di vista della documentazione storica e testimonia la potenziale diversificazione del movimento cooperativo che poteva espandersi, ed in qualche misura lo stava realmente facendo, in molteplici direzioni: dalle cooperative di consumo alle società alimentari, dalle cooperative di approviggionamento a quelle di credito popolare, dalle cooperative di produzione e lavoro alle cooperative edilizie.
 
La cooperazione scriveva Viganò, era "l'avvenire delle classi operaie", "l'avvenire della società intera la quale comincia a ricostruirsi coscienziosamente, liberamente, decisamente".
 
Egli tuttavia non si limitò a teorizzare la nuova forma associativa. Nel 1865 aveva incitato gli operai della seta di Como, allora in difficoltà per la chiusura del mercato austriaco, alla creazione di un magazzino di previdenza, sul modello di quello creato in Inghilterra dai "Probi pionieri di Rochdale". E dopo aver illustrato l'importanza delle cooperative di approvvigionamento, definite come "consorzi di individui o società comperano all'ingrosso per vendere a loro stessi, secondo propri bisogni, a prezzi modici spartendo i profitti in ragione delle compere degli individui soci o delle società alleate", ed aver additato ad esempio quella costituitasi a Milano nel 1864, Viganò prendeva in considerazione le cooperative di produzione e quelle di credito. Le prime, assai diffuse specialmente in Francia, presupponevano la proprietà dei capitali e lo sviluppo di particolari capacità imprenditoriali da parte dei lavoratori; le seconde, il cui rafforzamento era legato alla predisposizione al risparmio da parte dei ceti lavoratori, potevano contribuire all'affermazione di iniziative artigiane e industriali dal basso. Anche in tal caso Viganò non si limitò all'enunciazione dei principi cooperativi, ma in collaborazione con Antonio Gentile, un ragioniere comasco, operò nel 1868 per la creazione di una Banca popolare a Como.     
 
Per approfondire:
Cecilia Gricolato, Francesco Viganò 1807-1891, Como, Banca Briantea, 1985.


pagina per la stampa

HOMEPAGE IL CENTRO