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 Giappone

Il 1843 è l’anno cui si fa generalmente risalire l’avvio del movimento cooperativo in Giappone, essendo anche l’anno di inaugurazione di Hotokusha, un collettivo di agricoltori e artigiani. Comunque non fu prima degli anni ’70 dell’800 che iniziarono a proliferare varie società cooperative – per fare alcuni esempi una società di distribuzione ad Hiroshima, coop di consumo in varie città, una associazione agricola di ex samurai, società di distribuzione rurali e le prime cooperative bancarie. Le società di produzione di seta così come quelle di pesca, industriali e di studenti iniziarono ad emergere successivamente. Nel 1900, dopo alcuni tentativi falliti, fu adottata una legislazione cooperativa generale e fu reso possibile uno sviluppo reale, velocizzato da una rete crescente di federazioni cooperative. Nel 1912 esistevano 9.683 società cooperative che funzionavano principalmente nei settori bancario, di produzione e di distribuzione (agricola ed industriale), con 34 federazioni ed un numero di soci di oltre 1.000.000. Dieci anni dopo, nel 1922, queste cifre erano cresciute fino a 14.047 cooperative, 191 federazioni e 2.734.695 soci. Nel 1923 le cooperative giapponesi emersero sulla scena internazionale entrando a far parte dell’ACI. Negli anni ’30 le strutture cooperative giapponesi si erano sviluppate tanto da essere percepite come una minaccia dagli altri interessi economici nel Paese. Fu organizzata una campagna anti-cooperativa dalle camere del commercio, che produsse in una legislazione repressiva adottata dal parlamento giapponese. Alla fine degli anni ’30 queste misure avevano ridotto l’entusiasmo cooperativo, ma l’attenzione fu spostata verso la seconda guerra sino-giapponese, che ricevette grande supporto dal movimento cooperativo, supporto che fu ampiamente criticato dal movimento internazionale e terminò con l’espulsione del Giappone dall’ACI. Con la seconda guerra mondiale e dopo la sconfitta del Giappone, il movimento cooperativo attirò l’attenzione delle forze di occupazione americane, che fornirono il loro aiuto nella ricostruzione del movimento giapponese. Il risultato fu una nuova legislazione ed una nuova rete di federazioni nazionali e strutture correlate, che ricostituirono l’intero movimento. Da allora la crescita ed il progresso sono stati costanti e  i piccoli gruppi si sono consolidati in società più ampie. Le cooperative giapponesi tornarono a far parte dell’ACI nel 1952. Nel 1972 l’agenzia della ILO riportò un numero di soci complessivo di 21.600.000 (il 19,9% della popolazione). La posizione del Giappone all’interno del movimento cooperativo globale si rifletteva nella scelta di tenere il trentesimo Congresso dell’ACI a Tokyo nel 1992. L’anno successivo l’Ufficio Regionale dell’ACI riportò la presenza in Giappone di 9.688 società cooperative con un numero di soci complessivo di 57.527.085 così diviso nei seguenti settori: agricolo—3.204/8.843.705; consumo—663/16.252.375; pesca—3.894/836.403; abitazione—48/1.076.832; assicurazioni—55/12.000.000; servizi—117/1.618.823; produzione lavoro—113/5.947; altri settori—1.594/1.618.823. L’adesione cooperativa raggiungeva il 45,9% della popolazione.

Fonte:
Jack Shaffer, Historical Dictionary of the Cooperative Movement, The Scarecrow Press, Inc. Lanham, Md., & London 1999.

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