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 Tanzania

La fondazione nel 1925 della Associazione Coloni Nativi del Kilimangiaro segnò l’inizio del moderno movimento cooperativo in quella che allora si chiamava Tanganika. Fu seguita dall’emanazione di una ordinanza per le società cooperative del 1932, che definì l’organizzazione di cooperative per la produzione di tabacco e caffè e relative federazioni e delle prime federazioni cooperative regionali, che si estesero in numero fino all’indipendenza del 1961. L’Unione Cooperative di Tanzania fu fondata nel ’61 e nel ’63 a Moshi fu stabilito un College Cooperativo, che ha formato concretamente varie generazioni di dirigenti cooperativi e governativi. Il governo di Julius Nyerere scelse per lo sviluppo del Paese una strada socialista, basata su di una rete strutturata di villaggi ujaama che dovevano essere organizzati e funzionare come cooperative. Questo è stato visto come un modo per costruire uno spirito cooperativo nazionale a cominciare dal basso, destinato a diventare una struttura di produzione basilare per l’economia. Al di sopra dei villaggi, le funzioni di rifornimento e vendita delle precedenti federazioni cooperative (che vennero tutte abolite), furono intraprese da organizzazioni statali. Il Paese risultava ben organizzato in villaggi a partire dalla fine degli anni ’70 e questo significò anche il raggiungimento di un certo grado di unificazione di una popolazione altrimenti ampiamente dispersa. Le aspirazioni dei villaggi, comunque, non si sono mai realizzate a pieno, e nei primi anni ’80 si dovette riconoscere un raggiungimento parziale e limitato dell’obiettivo. Furono emanate delle leggi che autorizzavano la creazione di cooperative primarie, esterne alle amministrazioni dei villaggi, che potevano re-introdurre le federazioni cooperative ed organizzare una nuova rete cooperativa nazionale. Nyerere terminò la sua presidenza nel 1985 e con ciò si giunse alla consapevolezza che le decisioni di organizzazione del progetto degli ujaama si erano rivelate poco realistiche. Da allora il movimento ha cercato di ricostituirsi. L’Ufficio Regionale dell’ICA per l’Africa orientale, centrale e meridionale ha registrato nel 1994 la presenza in Tanzania di 8.909 cooperative con 1.351.018 soci (il 5% della popolazione). Un rapporto della ILO del 1995, che copriva varie regioni dell’est e del sud dell’africa, riportava nel 1994 una rete di 4.316 cooperative con 526.475 soci. La divergenza di queste statistiche ci suggerisce che probabilmente c’è un numero piuttosto ampio di cooperative inattive tra quelle riportate dai rapporti ufficiali.
 
Fonte:
Jack Shaffer, Historical Dictionary of the Cooperative Movement, The Scarecrow Press, Inc. Lanham, Md., & London 1999.


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