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 Coop Italia

Coop Italia venne costituito nel 1947 a Bologna dalla Lega delle cooperative con il nome di Aicc (Alleanza italiana delle cooperative di consumo), allo scopo di dotare la cooperazione di consumo di una centrale per gli acquisti.
La creazione di un magazzino all’ingrosso era stata un’esigenza sentita sin dagli anni ottanta dell’ottocento, tuttavia, nonostante i tanti tentativi, il movimento cooperativo italiano non era mai riuscito a creare un organismo stabile ed economicamente efficiente che centralizzasse la contrattazione o che gestisse la logistica per le tante piccole cooperative presenti sul territorio. Tale assenza fu sempre vissuta come una condizione di inferiorità rispetto alle altre realtà europee, dove invece tali strutture erano entrate in funzione già negli anni sessanta dell’ottocento.
 
Il problema si ripropose dopo la seconda guerra mondiale e trovò una prima soluzione nella nascita spontanea dei consorzi provinciali delle cooperative di consumo (che svolgevano la funzione di contrattazione o di grossista a livello provinciale) e la costituzione dell’Aicc, la quale, tuttavia, nonostante l’apertura di un magazzino centrale a Bologna e di sette depositi regionali e provinciali (a Bologna, Cremona, Ferrara, Genova, Mantova, Modena, Parma), conservò a lungo un giro d’affari molto limitato.
 
Nel corso degli anni cinquanta arrivò a soluzione il problema a lungo dibattuto se l’Aicc dovesse svolgere attività commissionaria (contrattazione e stipulazione dei contratti per le singole cooperative, senza fare servizio di magazzino) o grossista (che forniscono il servizio di magazzino, acquistano in proprio le merci e le rivendono alle cooperative): nel 1959, il gruppo dirigente che era stato insediato due anni prima (Presidente Giuseppe Berruti, vice presidente e amministratore delegato Enea Mazzoli) avviò la dismissione dei magazzini che si completò nel 1961, restringendo così le funzioni dell’Aicc alla contrattazione e stipulazione dei contratti.
 
Nonostante la continua crescita, nel 1961 l’Aicc non riusciva a coprire nemmeno il 10% del fatturato delle cooperative, ed inoltre la presenza nelle diverse regioni italiane risultava molto disomogenea: nel 1959 l’Emilia assorbiva il 52% delle attività, la Toscana il 22%, il Nord, tutto insieme, il 25%[1], altrove essa era praticamente sconosciuta. Infine, essa si trovò più volte ad affrontare difficoltà finanziarie, tanto da rendere necessario nel 1957 l’avvio di una lunga operazione di salvataggio che potè dirsi conclusa solamente nel 1961, grazie anche alla vendita dei magazzini.
 
A metà degli anni sessanta cominciarono ad intravedersi i segnali di una seconda svolta: la creazione di un consorzio unico nazionale. Le ragioni che portarono il movimento di consumo a convergere su soluzione più accentrata furono molteplici: la lentezza con la quale in alcune province procedeva il processo di riorganizzazione dei servizi logistici; la mancanza di una politica commerciale unitaria e di conseguenza di una politica di vendita più incisiva; la necessità di accelerare il processo di razionalizzazione delle cooperative; il desiderio di concentrare l’attività di contrattazione nell’Aicc, facendo confluire su di essa anche la parte fino ad allora svolta dai consorzi, allo scopo di presentarsi ai fornitori con maggiore potere contrattuale.
 
Il consorzio nazionale venne creato nel 1967, incorporando i consorzi provinciali preesistenti e 8 magazzini (Milano, Cremona, Novara, Bologna, Reggio Emilia, Firenze, Livorno, Pisa): Coop Italia ritornava a svolgere la funzione grossista e concentrava in sé una quota importante delle risorse della cooperazione di consumo. Tuttavia, per garantire un rapporto dialettico fra il centro e la periferia si decise di attribuire ai magazzini, divenuti sedi periferiche del Coop Italia, una certa autonomia, sancita dalla presenza dei comitati di autogestione, ai quali vennero attribuiti ampi poteri per la gestione dei magazzini e dei servizi delle sedi periferiche (formazione dei bilanci preventivi, formazione dell’organico, assunzione e licenziamento del personale, assunzione e sorveglianza dei servizi tecnici-amministrativi). La costituzione di Coop Italia fu l’occasione di dotare il movimento cooperativo di una rete di magazzini adeguata alle esigenze della grande distribuzione, ma rappresentò anche un momento di consolidamento della politica commerciale e delle strategie pubblicitarie unitarie.
 
Nel complesso, tra il 1960 e la metà degli anni settanta l’Aicc era riuscita a consolidare la sua presenza e a contribuire al rinnovamento del movimento, tanto che nel 1973 il fatturato del consorzio nazionale aveva raggiunto il 57% del giro d’affari dell’intera cooperazione di consumo, la quale nel frattempo grazie ad una lungo processo di concentrazione delle piccole cooperative e di modernizzazione dei punti di vendita aveva lentamente cambiato volto.
 
Questa organizzazione centralizzata del consorzio nazionale non era però destinata ad essere definitiva. Infatti nel 1975 in concomitanza della crisi economica, che portò alla luce le difficoltà gravi di alcune importanti cooperative del centro nord (Coop Liguria, Coop Piemonte, Coop Romagna Marche, Coop Lombardia) il modello organizzativo di Coop Italia venne rimesso in discussione, nel timore che le risorse finanziarie accumulate nel consorzio venissero usate per finanziare i progetti di risanamento delle grandi cooperative in crisi.
 
Così nel 1979 i magazzini di Anzola e Reggio furono ceduti alle cooperative emiliano romagnole, che organizzarono l’attività logistica in una nuova società il Cicc -Consorzio interregionale delle cooperative di consumo- quello di Sesto Fiorentino passò alla Unicoop di Firenze, quello di Pontedera alle cooperative della zona. Nella nuova configurazione, che resterà immutata sino ai nostri giorni, Coop Italia perdeva la gestione dei magazzini e di conseguenza le risorse finanziarie, ma restava la centrale acquisti della cooperazione di consumo e manteneva la guida strategica dell’immagine, dei prodotti a marchio Coop e della pubblicità.
 
Fonte:
Alberto Casali, I consorzi cooperativi nella cooperazione di consumo italiana, Firenze, Consorzio cooperative di consumo, 1994.
Patrizia Battilani, La creazione di un moderno sistema di imprese: il ruolo dei consorzi della cooperazione di consumo dell’Emilia Romagna, Bologna, Il mulino, 1999
 
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