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 Gli anni della ristrutturazione

Negli anni settanta la crescita economica è stata lenta e l'andamento discontinuo. L’economia italiana si è trovata a vivere la più lunga e grave crisi del dopoguerra, durante la quale crebbe l’inflazione e il disavanzo pubblico del Paese, afflitto anche dall’inasprirsi del fenomeno terroristico e da preoccupanti segnali di instabilità interna ed internazionale.
 
Proprio in questo travagliato decennio il sistema delle imprese cooperative è riuscito a proporsi come grande forza di progresso: capace, cioè, di creare lavoro e nuovi servizi, di difendere produzione e capacità reale d'acquisto dei consumatori, di tutelare la qualità dei consumi e dell'ambiente. L’ambito di richiamo del movimento cooperativo si è allargato a ceti sociali e categorie professionali più vaste e per motivi non più riconducibili alla sola tutela dei più deboli. La domanda cooperativa si è caratterizzata in particolare fra i giovani e le donne come domanda di lavoro qualificato, di autogestione e di una migliore qualità della vita. Gli anni tra il 1977 ed il 1979 rappresentano un periodo di eccezionale sviluppo del movimento cooperativo e non a caso essi coincidono con la fase culminante della politica di “solidarietà nazionale”. Del mutato clima di quegli anni è testimonianza concreta la convocazione, nel 1977 della "1° Conferenza Nazionale della Cooperazione", indetta dal Ministro del Lavoro, On. Tina Anselmi. 
 
A segnare le cadenze di sviluppo delle cooperative non sono solo i risultati di ordine quantitativo; sono sorte infatti nuove forme associative e nuove strutture in settori prima di allora ignorati e trascurati: per i servizi culturali e sociali, per quelli turistici, per la formazione professionale. In questi anni, a fronte delle difficoltà incontrate dalla realizzazione di un modello di welfare–state che vedeva l’Ente pubblico come unico protagonista, sono nate le prime cooperative operanti nel settore dei servizi socio–sanitari. Attorno alla cooperazione si sono anche accese diffuse speranze fra i giovani disoccupati e nel Mezzogiorno.
 
Nel 1985 il movimento cooperativo ottiene la cosiddetta “legge Marcora” n.49 del 27 febbraio che prevede la costituzione di un fondo speciale a favore delle cooperative costituite tra lavoratori in cassa integrazione, mentre trova un posto importante nelle due leggi emanate tra 1985 e 1986 a favore dello sviluppo dell’imprenditorialità giovanile nel Mezzogiorno. La grande novità degli anni Ottanta è costituita dal fiorire della cooperazione sociale, con la formazione di consorzi, il primo dei quali nasce a Brescia nel 1983, mentre nel 1985 si tiene ad Assisi la prima assemblea nazionale della cooperazione sociale. La legge 381 del 1991 suggella la novità portata dalla cooperazione sociale, dove la solidarietà non è declinata solo fra i soci, ma anche a favore degli utenti e fra i collaboratori trovano posto anche i volontari.
 
Sulla scena nazionale, dunque, il movimento cooperativo si è posto come originale protagonista imprenditoriale in un periodo di particolari difficoltà e, a fronte di questa responsabilità, ha provveduto, non senza grossi investimenti, a dotarsi di capacità manageriali adeguate alle nuove sfide. In questo modo la cooperazione, durante gli anni Settanta e Ottanta è stata in grado di conseguire la maturità per svolgere nel Paese una funzione importante come strumento sociale, economico e produttivo, capace di aggregare i diversi interessi di molte categorie, facendole partecipi della conquista di sbocchi occupazionali e produttivi nel loro interesse e in quello della crescita generale dell'intero Paese.
 
Per approfondire:
G. Sapelli, La cooperazione come impresa: mercato economico e mercato politico, in G. Sapelli (a cura di), "Il Movimento cooperativo in Italia. Storia e problemi", Torino, 1981, pp. 254-349.
 
 
 
 


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