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 Il miracolo economico

Sull’onda del progresso economico degli anni cinquanta e sessanta la cooperazione godette di uno sviluppo dimensionale e qualitativo. In quasi tutti i settori si passò dal piccolo sodalizio artigianale del dopoguerra, caratterizzato dall’improvvisazione e dallo stato di necessità, ad aziende sensibilmente più moderne e strutturate.
 
Nel comparto agricolo la cooperazione superò gradualmente il modello di organizzazione tra i braccianti, tipico della centrale socialista, per approdare a un tipo di struttura poliedrica, composta dall’interazione di più forme societarie: accanto alla classica cooperativa che coltivava la terra comparvero sempre più dei sodalizi agroindustriali o di servizio e dei consorzi per gli approvvigionamenti e per la commercializzazione.
 
 Il settore del consumo fu uno dei primi a superare il classico frazionamento geografico e a percorrere la strada delle fusioni; negli anni sessanta la rete distributiva venne aggiornata, con l’introduzione di punti vendita come i supermercati, in sostituzione dei piccoli spacci. Inoltre, alla consueta associazione fra i consumatori andò sempre più affiancandosi il modello di cooperativa commerciale che riuniva i piccoli esercenti. Nel settore della produzione e lavoro si registrò un allargamento della presenza cooperativa a molti comparti tradizionalmente egemonizzati dai privati, in particolare in quelli manifatturiero e dei servizi.
 
Le cooperative di costruzione, a loro volta, consolidarono la propria posizione, procedendo in alcuni casi ad accorpamenti e alleanze consortili per puntare ad un target di appalti di mole più consistente.
 
Nell’ambito del credito, le casse rurali si riorganizzarono dando vita alla Federcasse (1950) e beneficiando di alcune riforme legislative che ne consentirono l’ampliamento dell’operatività; nel comparto assicurativo la cooperazione superò il nanismo che la confinava a piccole mutue agricole o vecchie società di mutuo soccorso, e rafforzò la propria presenza con la fondazione dell’Unipol (1963).
In sintesi, negli anni del miracolo italiano, la cooperazione maturò una cultura imprenditoriale e una consapevolezza delle proprie possibilità che la spinsero a confrontarsi proficuamente con il mercato. Anche se il successo economico è probabilmente più legato ai decenni successivi, quando il movimento dimostrò un indiscutibile dinamismo in fasi di generale recessione, negli anni cinquanta e sessanta ebbe luogo un processo di radicamento della cooperazione; la formazione di strutture orizzontali e verticali, con scopi di rappresentanza o di ottimizzazione gestionale, indica fino a che punto il movimento ebbe la capacità di adeguarsi alle trasformazioni internazionali del mercato e di confermarsi tra i protagonisti dell’economia italiana.
 
 
Per approfondire:
I. Bianco, Il movimento cooperativo italiano, storia e ruolo dell'economia nazionale, Milano, 1975


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