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 Nascita e affermazione della cooperazione in Italia

La cooperazione in Italia non imbocca un percorso caratterizzato dall’egemonia di un particolare modello, ma mostra capacità di radicamento in tutti i settori economici. Alla lunga, forse questo è proprio il tratto distintivo che ha fatto la fortuna della cooperazione in Italia, permettendo la costruzione di reti d’imprese e di sinergie fra i vari settori.
 
Convenzionalmente, si fa risalire la nascita della cooperazione in Italia al 1854, quando a Torino l’Associazione generale degli operai della città aprì la prima cooperativa di consumo. Nel 1856 alcuni vetrai di Altare (Savona) fondarono la prima cooperativa di produzione e lavoro, mentre la prima Banca Popolare è quella di Lodi del 1864. Occorre attendere una ventina d’anni per vedere la nascita nel 1883 della prima Cassa rurale a Loreggia, nel padovano, ad opera di Leone Wollemborg. L’anno dopo a Ravenna Nullo Baldini fonda la prima cooperativa agricola.
 
Molti e variegati furono gli ideali ispiratori della cooperazione italiana. In ordine cronologico, viene prima l’ispirazione liberal-mazziniana, già presente in numerose Società di Mutuo Soccorso, che fecero spesso da levatrici del cooperativismo. Il socialismo fin dal suo sorgere stabilì un rapporto privilegiato, anche se a volte alquanto conflittuale, con la cooperazione, fino ad egemonizzare alla fine del XIX secolo la Federazione fra le cooperative italiane sorta nel 1886, che aveva cambiato nome nel 1893 in Lega nazionale delle società cooperative. Alla fine del secolo XIX sorgeva la cooperazione di ispirazione cattolica, dopo l’uscita nel 1891 dell’enciclica di Leone XIII Rerum Novarum, che apriva la cattolicità all’intervento nelle nuove realtà economico-sociali. Il suo primo campo di applicazione fu quello del credito, con il grande successo delle casse rurali di ispirazione cattolica, ma si adoperò anche per le latterie e le cantine sociali, le affittanze collettive e il consumo.
 
Nel primo quindicennio del XX secolo la cooperazione fiorì insieme all’economia italiana: dalle quasi 2000 cooperative nel 1902 si passò a 7500 nel 1914, oltre ad alcune migliaia di banche popolari e casse rurali, con circa 2 milioni di soci. Tra 1904 e 1911 vennero approvate leggi molto importanti che permisero la formazione di consorzi fra cooperative allo scopo di concorrere ad appalti di opere pubbliche. La conquista di amministrazioni comunali da parte del movimento socialista e di quello cattolico segnò un appoggio importante per il movimento, che vide meglio accolte le proprie iniziative, mentre a livello nazionale si registrò nel 1913 la costituzione dell’Istituto nazionale di credito per la cooperazione per opera di quel Luigi Luzzatti, che era stato il sostenitore del credito cooperativo fin dalla fondazione della prima banca popolare.
 
 
Per approfondire: 
R. Zangheri - G. Galasso - V. Castronovo, Storia del movimento cooperativo in Italia, La Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, Torino, 1987.


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