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 Unione cooperativa

L’Unione cooperativa nacque nel 1886, in seno all’Associazione generale degli impiegati di Milano. Il suo promotore ed animatore fu Luigi Buffoli, il quale proveniva da un’altra cooperativa di consumo milanese (la Ferroviaria), con l’obiettivo di creare una cooperativa sul modello inglese: sostituzione del prezzo di costo con il prezzo corrente, accumulazione dei risparmi giornalieri che poi sarebbero stati ripartiti a fine anno fra i consumatori in proporzione agli acquisti effettuati.
 
Per non entrare in competizione con gli altri spacci cooperativi, il Buffoli impiantò un magazzino per la vendita di vestiario, accessori e casalinghi, e poi ampliò la gamma di vendita sino ad assommare nel, 1892, 24 reparti distinti, fra i quali quello di generi alimentari divenne in breve tempo il più importante, nonostante fosse stato avviato per ultimo. Fiore all’occhiello di quest'ultimo reparto era la celerità del servizio, dovuta al fatto che la merce veniva predisposta in pacchetti di diversa misura e peso, pronta per la consegna al cliente. Oltre a questo negozio all’avanguardia, creato sul modello del Grande magazzino, inventato pochi decenni primi in Francia, l’Unione gestiva altre trenta filiali distribuite in tutta Milano.
 
Ben presto la cooperativa cominciò ad utilizzare il proprio marchio commerciale su diversi prodotti, come il vino di propria produzione (1892) e il panettone (1896). La novità di questa cooperativa rispetto alle altre operanti nel milanese era il principio di non chiudere la porta a nessuno, cioè di vendere sia a soci che a non soci, rinunciando così anche ad alcune agevolazioni fiscali. Alla fine dell’ottocento essa era diventata un vero e proprio colosso della cooperazione con 5164 soci e un volume di vendite pari a 4,7 milioni di lire.
 
Il dopoguerra rappresentò un periodo di grande difficoltà per l’Unione la quale, oltre a venire assaltata e depredata durante i moti scoppiati contro il rincaro dei beni nel 1919, cominciò a risentire sia della forte concorrenza dei tanti spacci creati all’interno delle imprese industriali sia dell’andamento tendente alla diminuzione dei consumi procapite. Iniziò così la parabola discendente della prestigiosa cooperativa che passò attraverso il commissariamento e poi, dopo vani tentativi di risollevarne le sorti, nel 1935 dichiarò fallimento.
 
Fonte:
G. Sapelli e M. degli Innocenti, (a cura di), Cooperative in Lombardia dal 1886, Edizioni Unicopli, Milano, 1986.


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